MISSIONE COMPIUTA!

Missione compiuta. Entrato a Palazzo Madama nel 2006, col preciso compito di contribuire alla caduta del Governo Prodi, sono felice di poter dire di aver assolto il mandato ricevuto, assieme ai colleghi della Casa delle Libertà. Prodi è stato infatti sfiduciato dal Senato della Repubblica, il cui voto ha abbattuto il peggior governo della storia italiana, disintegrando letteralmente l'Unione di centrosinistra. No. Non dimenticherò facilmente la giornata di giovedì e quelle ore di tensione trascorse a rincorrere voci sul "mercato dei senatori", a decifrare dichiarazioni enigmatiche, e a verificare i numeri dei due schieramenti contrapposti. Né potrò mai dimenticare l'arrivo spavaldo del Presidente Prodi in aula, dove, attorniato dalla legione dei suoi Ministri, lancia l'ultima sfida. Un momento intenso, la cui drammaticità è stata interrotta solo dalla sceneggiata napoletana che ha visto l'Udeur spaccarsi, tra affrontamenti rusticani, insulti infamanti e dubbi svenimenti. Per non parlare dell'estenuante "chiama" nominale, che non finiva mai, e degli sguardi sempre più atterriti di Prodi e dei suoi Ministri, i cui volti lividi rivelavano l'imminente loro sconfitta. E poi finalmente l'annuncio della vittoria, lo scoppio di gioia, le grida di esultanza. Ed il piacere di uscire nella notte romana (animata da spontanee manifestazioni di giubilo popolare e da caroselli di automobili che clacsonavano a più non posso) per correre, insieme agli altri Senatori, a Palazzo Grazioli: a brindare con Silvio Berlusconi alla fine di un incubo e all'inizio di una nuova primavera italiana. Ora, godiamoci pure la festa. Ma prepariamoci anche alle prossime battaglie, chiedendo - subito e a gran voce - il ritorno alle urne. Per sconfiggere le tentazioni autoritarie presenti nelle ipotesi di governi tecnici e le manovre bizantine di palazzo condotte da un Potere che teme la volontà degli elettori più di ogni altra cosa. È d'altronde la stessa crisi della politica del centrosinistra, che ha trascinato nel fango (o, se preferite, nella monnezza) le istituzioni e l'immagine del Paese, ad imporre di restituire ai cittadini il legittimo diritto di parola e di scelta. Il nostro obbiettivo deve essere quello di riportare l'Italia migliore - l'Italia che fatica e produce, e vuol vivere in pace dei frutti del proprio lavoro, nel rispetto della libertà e della giustizia e dei valori della storia e dell'identità nazionale - a reggere le sorti del nostro presente e del nostro futuro. Ed è un obbiettivo che possiamo raggiungere mobilitando l'appassionato e generoso Popolo della Libertà. Siamo solo agli inizi di un'entusiasmante avventura politica. Ed insieme possiamo scrivere nuove pagine di storia. Resta la soddisfazione di aver chiuso un'era. Quella di Prodi, il cui sinistro Romano impero è imploso a causa delle sue stesse insanabili contraddizioni. Contraddizioni che l'alchimia verbale del logorroico programma elettorale di 280 pagine poteva forse celare, ma che la responsabilità di governo ha fatto implacabilmente ed inevitabilmente emergere. Contraddizioni programmatiche e ideologiche che hanno favorito quel triplice fallimento che è alla base della caduta del Governo Prodi. Fallimento governativo, determinato dall'assenza di leadership e dall'incapacità di gestire la complessità economica e sociale di un Paese che ha bisogno di riforme e vive paradossalmente di sole di emergenze. Fallimento politico, determinato dall'arroganza di un potere che ha voluto ignorare il sostanziale pareggio elettorale del 2006 per accaparrarsi il maggior numero possibile di posti e di poltrone, occupando le Istituzioni della Repubblica come fossero delle ASL; e che ha altresì voluto ignorare il comune sentire morale della gente, cercando di frantumare i valori fondanti della famiglia e della società. Ed infine fallimento strategico, determinato dall'errata convinzione di poter far convivere, alla guida del Paese, gli interessi della sinistra massimalista con quelli non solo dei cattocomunisti ma anche della cosiddetta sinistra riformista. Un errore di valutazione che il centrosinistra, strada facendo, ha cercato febbrilmente di correggere, dando confusamente vita al Partito Democratico, la cui nascita ha però avuto la conseguenza di accelerare la crisi dell'Unione prodiana. Ma se queste sono le ragioni del crollo è comunque indubbio che nulla sarebbe potuto accadere senza la determinata opposizione di Forza Italia e della Casa delle Libertà, che hanno saputo trasformare il Senato in un trincea. Una compatta ed inespugnabile trincea di libertà, sulla quale si sono infranti gli attacchi governativi e sulla quale è poi caduto, stremato e frastornato, lo stesso Governo. C'è perciò qualcosa di epico in questa vicenda politica. E lo dico senza tracotanza ma col semplice orgoglio di chi ha combattuto fino in fondo la propria battaglia al servizio dell'Italia.


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