A Firenze sarà ballottaggio per l'elezione del Sindaco. E, come cinque anni fa, sempre a causa delle contraddizioni programmatiche presenti nel centrosinistra e delle divisioni strategiche che ne lacerano il tessuto politico. Possiamo perciò dire che a Firenze la crisi interna al centrosinistra è diventata ormai un dato strutturale, che condiziona negativamente, ma in modo stabile e costante, l'azione amministrativa dell'ente locale, pregiudicandone la coerenza e l'efficacia. Con un danno obbiettivo per la società e l'economia del territorio. Ma i risultati delle elezioni europee e amministrative, che segnano un'avanzata del centrodestra in Toscana, dimostrano che la crisi del centrosinistra - inteso come coalizione e progetto di governo - si è ormai estesa dal capoluogo regionale a tutte le province e città della Toscana. Ed è, si badi, una crisi tanto profonda da essere destinata a durare, poiché affonda le sue radici nei nodi irrisolti della Sinistra storica italiana. Dai quali discende il fallimento dei vari progetti post-comunisti (ma mai socialdemocratici) avvicendatisi nel tempo : dal Pds di Occhetto ai Ds di Fassino, dall'Ulivo di Prodi al Pd di Veltroni e del 'vicedisastro' Franceschini. Questa crisi ha portato allo smarrimento di qualsiasi identità e alla perdita di senso dell'azione di governo locale. Riducendo il centrosinistra ad un soggetto politicamente indefinito, la cui sopravvivenza è assicurata solamente dalla gestione del potere locale. La qual cosa lo rende però oggettivamente inadeguato alle sfide del fare e del futuro. Da qui la necessità di un'alternativa, promossa dal PdL, che i vari ballottaggi in calendario sembrano suggerire ed affermare per la Toscana tutta. Già, perché i ballottaggi prossimi venturi sono anche merito dell'opposizione condotta dalla Casa della Libertà prima e dal PdL poi. Un'opposizione - vorrei sottolinearlo - che ha saputo incalzare il centrosinistra, denunciandone costantemente gli errori e minandone la credibilità.
A Firenze, così come in altri comuni e province della nostra regione, è venuto perciò il tempo del ballottaggio. Che da sempre chiude una fase e ne apre un'altra. Il ballottaggio chiude infatti la fase elettorale caratterizzata da uno scontro politico a carattere prevalentemente identitario. E ne apre una nuova, che vede soprattutto il confronto tra due persone interessate ad appellarsi al bene comune, per invitare gli elettori ad andare oltre i tradizionali steccati ideologici e le classiche divisioni di un sistema a blocchi contrapposti. Al fine di ottenere il consenso su contenuti e obbiettivi programmatici. Vorrei allora suggerire al mio candidato sindaco Giovanni Galli di lanciare un appello per la salvaguardia e lo sviluppo di Firenze. Rivolgendosi direttamente ai fiorentini di buona volontà, siano essi di destra o di sinistra. Onde indurli a ragionare, in modo laico e pacato, sulle cose da fare. Per dare concretezza al presente, futuro ai nostri giovani, e sicurezza ai nostri anziani : il ché non è né una questione di destra né una questione di sinistra, ma semplicemente di buonsenso e di buongoverno. Ed al mio amico Galli vorrei dire che non è più il momento di giocare la propria personalità in contrapposizione a quella dell'avversario. Cosa magari necessaria nella fase iniziale della campagna elettorale. Perché è il momento di declinare - certo, attraverso la propria sensibilità individuale - non cento vaghi punti programmatici, ma poche semplici idee-forza. Le prime tre dovrebbero corrispondere intanto agli impegni presi dal Governo con la venuta in città del Presidente Berlusconi : la legge quadro per Firenze; lo stop alla realizzazione degli attuali tracciati delle linee 2 e 3 della tramvia; e la sicurezza dei cittadini, da assicurare anche attraverso la presenza di soldati che potrebbero affiancare le Forze dell'Ordine nell'opera di sorveglianza delle diverse zone cittadine. A queste aggiungerei personalmente : la soluzione del nodo infrastrutturale, a cominciare dal potenziamento dell'aeroporto e dalla creazione di una nuova circonvallazione; l'attivazione del processo che, in chiave federalista, dovrebbe portare alla città metropolitana; la riforma della macchina comunale (con l'abolizione del sistema clientelare delle consulenze esterne); la progressiva liberalizzazione del sistema delle società partecipate, i cui servizi sono troppo spesso tanto costosi quanto inefficienti; e una gestione dei servizi sociali capace di privilegiare le fasce deboli della cittadinanza anziché quelle varie associazioni che troppo spesso si offrono come intermediari con finalità di lucro più che di solidarietà. Ma altre idee-forza potrebbero essere prese in considerazione. L'importante è cominciare a discutere su di esse. E a discuterne con tutti, compresi coloro che, a Sinistra, non amano il ragionamento un po' arrogante, del tipo 'prendere o lasciare', fatto da Renzi. Già perché Renzi punta su un voto utile solo per sé, facendo sostanzialmente affidamento sull'antiberlusconismo. La sua è ancora una campagna elettorale che non ha capito il senso peculiare del ballottaggio. Che per noi potrebbe essere vincente qualora riuscissimo a proporre (perché no ?) un governo comunale a carattere istituzionale per Palazzo Vecchio: una specie di giunta di salute pubblica o di solidarietà cittadina.